Quando togliere il pannolino

Ogni volta che comincia un nuovo anno educativo, le educatrici dell’asilo nido si sentono porre da molti genitori, sempre la stessa domanda: “quando possiamo togliere il pannolino al bambino?”.

Cercherò di rispondere a questa domanda e di descrivere quali sono i segnali da cogliere affinché questo passaggio avvenga senza troppi intoppi.

La premessa da farsi è triplice:

  1. Solo il bambino può decidere quando è arrivato il momento di compiere questo importante transizione. Deve essere una conquista del bambino e non dei genitori/nonni/educatori.
  2. L’atteggiamento del genitore è determinante nel garantire la buona riuscita di questa fase. Accogliente e rassicurante è meglio che infastidito e pretenzioso.
  3. La fretta non è una strategia da seguire. Non è una gara a chi toglie il pannolino per primo!

Non sempre però ai genitori è chiaro quali siano i segnali da cogliere.
Questo perchè il bambino, spesso, quando arriva il momento di togliere il pannolino, ha un’età compresa tra i 18 e i 30 mesi circa e, non avendo ancora acquisito un linguaggio particolarmente articolato, (dato il non completo sviluppo dell’emisfero sinistro e della neocorteccia), non saprà spiegare esattamente cosa sente e cosa desidera, ma utilizzerà dei segnali molto precisi (specifici per ogni bambino ma con dei tratti comuni). Come per ogni comunicazione efficace è importante avere degli interlocutori attenti che riescano a tradurre in azioni quelli che sono i segnali mandati dal bambino. Vediamoli insieme.

Il bambino può considerarsi pronto quando:

  1. Il pannolino rimane asciutto per molte ore.
  2. Il bambino indica il water o il vasino oppure si reca direttamente nei luoghi preposti ai bisogni corporali.
  3. Il bambino utilizza le parole “cacca” e “pipì” in maniera pertinente e aderente al contesto per indicare che sta per farla oppure che l’ha appena fatta.
  4. Quando imita gli altri bambini (nel contesto nido), si tira giù i pantaloni ad esempio.
  5. Quando è infastidito dal pannolino sporco.
  6. Quando ha superato la fase “oppositiva” tipica dei due anni. Quest’ultimo criterio non è una conditio sine qua non, ma va tenuto in considerazione per circoscrivere le aspettative degli adulti nei confronti dei bambini.

COSA FARE QUANDO COGLIAMO QUESTI SEGNALI?

Come prima cosa, se il bambino frequenta l’asilo nido, occorre confrontarsi con le educatrici su quanto osservato del proprio bambino e valutare con loro le modalità adatte per favorire questa fase. La linea educativa dovrebbe essere la medesima. Il bambino deve percepire una continuità ed una fluidità nei diversi ambienti che frequenta. Maggiore è la collaborazione e minori saranno le difficoltà incontrate.

Colti dunque i segnali sopra indicati si dovrebbe procedere in maniera graduale ma decisa.

FASE OPERATIVA

  1. Lasciare il bambino senza pannolino in tutti i momenti diurni in cui è sveglio.
  2. Mettere il pannolino solo durante il riposino diurno e durante la notte.
  3. Allungare gradualmente il tempo in cui il bambino rimane senza pannolino.
  4. Non rimproverare il bambino se non riesce ad arrivare in tempo in bagno o se sporca in casa.
  5. Non fare mai paragoni con altri bambini (fratelli e sorelle compresi).
  6. Una volta intrapresa questa strada è meglio non tornare indietro.
  7. Mostrare fiducia al bambino. Sia con le parole che con le azioni concrete.

CONCLUSIONI

Ciò che non andrebbe mai dimenticato, sia che si parli di togliere il pannolino oppure si parli di altre tappe evolutive, è che il bambino ha dei bisogni irrinunciabili che non dipendono dalla sua volontà. Sono bisogni innati, che trovano casa nella parte più arcaica del cervello, ovvero nel cosiddetto “cervello rettiliano”. È da considerarsi un vero e proprio sopruso la forzatura di questi bisogni. Specialmente quando ci riferiamo alla fascia di età 0-3 anni. La sintonizzazione affettiva, fondamentale per una crescita sana delle persone, si fonda anche sulla capacità di rispondere prontamente ai bisogni di nostro figlio. Anche quando questi sono in contrasto con i nostri. Aspettarsi il contrario, ovvero che un bambino si adatti ai nostri bisogni, è irrealistico e frustrante. Prendiamoci del tempo per osservare e capire il nostro bambino, il suo modo di comunicare, di esprimere un disagio o un bisogno. E tutto scorrerà più dolcemente.

Dott.ssa Alessandra Marelli

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