Come aiutare una persona che sta avendo un attacco di panico


Innanzitutto occorre chiarirsi su cosa sia un attacco di panico. Credo sia importante farlo per distinguerlo da altre manifestazione ansiose che, sebbene perturbanti, non hanno lo stesso impatto di un vero e proprio attacco di panico.

Il termine “panico” deriva dal nome del dio greco Pan, per metà uomo e per metà caprone, capace di suscitare repentino e inspiegabile terrore nell’animo umano (Francesetti, “Attacchi di panico e postmodernità”).

Già dalle origini del nome possiamo cogliere una caratteristica imprescindibile dell’attacco (per essere definito di panico) ovvero la sua imprevedibilità.

Un attacco di panico è un’improvvisa paura molto intensa e totalizzante che raggiunge un picco in pochi minuti, durante i quali si verificano quattro (o più) dei seguenti sintomi (DSM V):

  1. Palpitazioni;
  2. sensazione di cuore in gola o tachicardia;
  3. sudorazione;
  4. tremori o agitazione;
  5. sensazioni di mancanza di respiro o di soffocamento;
  6. dolore o fastidio al petto;
  7. nausea o disturbi addominali;
  8. sensazione di sbandamento, di instabilità, di testa leggera o di svenimento;
  9. brividi o sensazioni di calore;
  10. parestesia (intorpidimento o formicolio);
  11. derealizzazione (sensazione di irrealtà) o depersonalizzazione (essere distaccati da se stessi);
  12. paura di perdere il controllo, impazzire, morire.

Le caratteristiche sopra elencate possono portare quindi il soggetto, ma soprattutto i soggetti che assistono all’attacco, a confonderlo con un infarto o con una condizione medica differente.

Se si è a conoscenza del fatto che il soggetto soffre di attacchi di panico oppure di disturbi d’ansia si può intervenire efficacemente per aiutare la persona ad uscire dall’attacco di panico. Scriverò di questo in seguito.

Gli attacchi di panico possono manifestarsi in vari disturbi d’ansia. In relazione alle modalità ed alle cause si possono distinguere 3 tipi di attacchi di panico:

  1. Attacco di panico inaspettato, quindi improvviso, senza nessuna causa apparente. Il soggetto, in questo caso, non è in grado di prevederne l‘insorgenza.
  2. Attacchi di panico conseguenti ad una data situazione. La sintomatologia si presenta in seguito all’esposizione. Ad esempio assisto ad una scena violenta (rapina, incidente, crollo, sparatoria, ecc.) e manifesto la sintomatologia sopra descritta.
  3. Attacchi di panico sensibili alla situazione, ovvero l’attacco di panico può manifestarsi o meno in seguito alla situazione temuta.

Una volta che il soggetto ha sperimentato un attacco di panico è facile che si sviluppi poi una paura molto forte legata al fatto che possa accadere nuovamente. Questo forte terrore, a volte, porta la persona ad avere condotte evitanti e ad avere pensieri intrusivi di scenari catastrofici di morte.

I soggetti che hanno avuto attacchi di panico riferiscono molto spesso di avere avuto la sensazione di “stare per morire” oppure di “stare per impazzire”. Questa sensazione acutizza la sintomatologia in una spirale crescente di terrore.

La notizia che può tranquillizzare i soggetti che ne soffrono è che l’attacco di panico è una condizione clinica che si può affrontare con successo con una buona psicoterapia (a volte anche senza il supporto farmacologico. Questo aspetto tuttavia verrà valuto dal professionista della salute mentale).

Ma ciò che spesso mi viene chiesto dai familiari, siano essi, genitori, figli, compagne/i, amici/che è : “cosa posso fare io quando XXX ha un attacco di panico in corso? Come posso aiutarla/o? Devo fare (o non fare) qualcosa?”

Proverò a rispondere a questa domanda, ricordando che, quanto dirò, non serve a curare gli attacchi di panico (per questo occorre necessariamente rivolgersi ad uno psicoterapeuta), ma è utile agli astanti per gestire al meglio l’attacco.

CONSIGLI UTILI

  1. Sedersi (possibilmente per terra) e fare sedere la persona. Uno di fronte all’altro.
  2. Cercare un contatto visivo (“ ok, adesso guardami” )
  3. Prendere le mani della persona tra le proprie
  4. Chiamare la persona per nome e rassicurala sul fatto che ci siamo noi accanto a lei/lui
  5. Respirare insieme. Si chiama per nome la persona che sta male e la si aiuta a regolarizzare il suo respiro sul nostro.
  6. Si chiede alla persona di elencare l’ambiente circostante con la seguente richiesta: “dimmi cosa vedi in questa stanza” e poi “descrivimelo”. Procedere così fintanto che la persona, riprende il contatto con la realtà e normalizza il respiro. Si deve trovare un aggancio con la realtà poiché, in quel momento, la persona è un’altra dimensione. La dimensione panica. Dove non c’è razionalità ma solo terrore.
  7. Aprire le finestre e fare circolare aria.
  8. Porgere un bicchiere d’acqua alla persona.
  9. Evitare di agitarsi e di sproloquiare.
  10. Evitare di urlare e di minimizzare lo stato emotivo della persona
  11. Non percuotere o strattonare la persona
  12. Evitare di chiamare parenti e familiari al telefono che non possono comunque aiutare la persona.
  13. Non somministrare nessun farmaco.
  14. Stare accanto alla persona fintanto che non sono ripristinati i normali livelli fisiobiologici.
  15. Rassicurare la persona con un tono di voce calmo.

Importante da ricordare. L’attacco di panico non si autocura. È importante rivolgersi ad un professionista per farsi aiutare. Importante è anche informarsi su questo disturbo ed informare le persone che ci stanno vicine su come possono esserci utili durante un attacco.

Dott.ssa Alessandra Marelli

Riferimenti bibliografici

  • Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (V ediizione)
  • Attacchi di panico e postmodernità – G. Francesetti. Ed. FrancoAngeli (2005).

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